Troppa depressione riduce il cervello

Attenzione se si è depressi per lungo tempo. La depressione lascia il segno e, alla lunga, rovina il cervello, secondo un team internazionale di ricercatori che ha trovato come questa malattia, se ricorrente, riduca l’ippocampo nei pazienti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Molecular Psychiatry’, sostiene che le persone con depressione ricorrente in Europa, negli Stati Uniti e in Australia hanno un minore volume del cervello rispetto alle altre.

Lo studio è stato fatto sui dati clinici di 1728 persone con depressione e su 1997 mila individui in buona salute e ha confermato la necessità di trattare i primi episodi di depressione, in modo efficace, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti, per evitare i cambiamenti cerebrali che accompagnano la depressione ricorrente.

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Sei ritardatario? E’ perché sei ottimista

Coloro che sono ottimisti hanno in comune alcuni benefici fisici e di salute mentale, ma condividono anche quello che, per alcuni, è un difetto: sono ritardatari.

A dirlo, uno studio scientifico sulla lentezza, di Diana DeLonzor, autrice di ‘Never Be Late Again’, secondo cui gli ottimisti tendono ad arrivare in ritardo.

Le persone che normalmente arrivano in ritardo per i loro impegni sono, di norma, più ottimiste, perché pensano di poter fare più cose nello stesso tempo, dice la studiosa.

Ci sono paesi, comunque, in cui il ritardo viene visto come una mancanza di rispetto e di etica del lavoro.

Il reggiseno non migliora né il seno né la salute

Il reggiseno può essere un’arma di seduzione, ma non è un accessorio necessario per tenere su il seno, secondo uno studio che ha dimostrato come questo indumento sia completamente inutile.

Il Professor Jean-Denis Rouillon di Besançon per 15 anni ha studiato 130 coppie di seni, per verificare se il reggiseno potesse davvero evitare i cedimenti.

E’ emerso che dal punto di vista medico, fisiologico, anatomico, il seno non trae profitto dall’indossare il reggiseno.

Senza consigliare l’abbandono totale del reggiseno, il dottor Jean-Denis Rouillon invita, perciò, a lasciare volentieri nel cassetto questo indumento, dato che, senza di esso il seno si rafforza e si raddrizza.

Senza reggiseno, inoltre, una donna respira meglio e si sente meno oppressa.

Guardare la TV di notte fa ingrassare

Un nuovo studio ha trovato che le persone che dormono con la luce accesa o che guardano la TV e i telefoni cellulari di notte tendono a mettere su peso.

Lo studio fatto dai ricercatori del Leiden University Medical Center, nei Paesi Bassi, ha scoperto che la luce artificiale sconvolge gli orologi biologici del corpo e le cellule di grasso bruno che bruciano le calorie.

Nel lavoro, pubblicato sul National Academy of Sciences journal Proceedings, si consiglia di spegnere tutte le luci e i dispositivi, come televisori, telefoni e computer prima di coricarsi.

I ricercatori hanno detto che la crescente diffusione dell’obesità è anche associata a un ritmo sonno-veglia perturbato negli esseri umani e coincide con la disponibilità della luce artificiale.

Gli spinaci aiutano a dimagrire

Gli spinaci possono essere i nuovi alleati del dimagrimento, secondo un nuovo studio. Essi possono ridurre di quasi del 95% il desiderio di dolci e possono aumentare la perdita di peso del 43%.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista «Appetite», è stato fatto su 38 donne in sovrappeso, nell’Università di Lund, in Svezia. Alle partecipanti, i ricercatori hanno chiesto di bere ogni mattina una bevanda.

A metà di esse è stata data una bevanda contenente estratto di spinaci e all’altra metà un succo contenente una sostanza inattiva.

Le volontarie non erano state informate su questa differenza, mentre tutte dovevano fare una dieta equilibrata, che comprendeva tre pasti al giorno.

Tre mesi più tardi, le donne che avevano bevuto la sostanza inattiva avevano perso 3,5 chili in media, mentre quelle che avevano bevuto succo di spinaci avevano perso 5 chili.

Secondo i ricercatori, gli spinaci, nelle donne che li avevano assunti, avevano progressivamente rallentato il processo di digestione, aumentando la produzione nell’intestino degli ormoni della sazietà.

Pericoloso prendere antidepressivi e antidolorifici insieme

L’assunzione di farmaci per la depressione associata con i comuni antidolorifici può incrementare il rischio di sanguinamento nel cervello, secondo la britannica BMJ.

L’analisi dei dati relativi a 4 milioni persone ha mostrato che coloro che stavano prendendo entrambe le medicine avevano avuto più probabilità del 60% di sviluppare un sanguinamento, rispetto a coloro che stavano prendendo gli antidepressivi da soli.

Coloro che sono più a rischio in questa interazione sono gli uomini.

Il nuovo studio preparato dagli scienziati dell’Università di Seul in Corea, si è sviluppato su un periodo di cinque anni.

E’ emerso che troppi antidolorifici, come l’acido acetilsalicilico, l’ibuprofene, il diclofenac, l’indometacina, il naprossene, il nimesulide, l’acido mefenamico e molti altri, assunti insieme agli antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o altri, sono associati a un rischio aumentato di sanguinamento del cervello.

Il nuovo studio si è focalizzato sui primi 30 giorni di assunzione di entrambe le medicine dall’inizio del trattamento, ora gli esperti vogliono studiare i risultati a lungo termine di questa combinazione per vedere se l’aumento del rischio è limitato all’inizio della terapia o se persiste nel tempo.

Malattie autoimmuni: anche l’ipertensione lo è

In una ricerca, presentata a una riunione scientifica internazionale, a Vienna, i ricercatori del Monash, in Australia, hanno rivelato la causa dell’ipertensione.

Sorprendentemente, hanno detto i ricercatori, nonostante anni di ricerca non è ancora noto cosa provochi l’ipertensione nella maggior parte delle persone.

I risultati dello studio, fatto su modelli animali e i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista ‘Hypertension’, però, dicono che stimolando il sistema immunitario si può causare l’ipertensione, mentre abbassando la risposta immunitaria si può ripristinare la pressione sanguigna a livelli normali.

Gli scienziati dicono che alcuni tipi di cellule del sistema immunitario (chiamati linfociti B) producono un eccesso di anticorpi in risposta a fattori come il consumo eccessivo di sale o l’eccesso di stress. Questi anticorpi quindi vanno nei vasi sanguigni sfregiandoli e irrigidendoli.

I ricercatori hanno trovato che i topi che che erano stati allevati senza cellule B mature erano protetti contro lo sviluppo dell’ ipertensione. Inoltre, bloccando l’attività delle cellule B nei topi si aveva una ritorno alla normale pressione del sangue, nei topi con ipertensione.

La scoperta potrebbe rivoluzionare il modo in cui l’ipertensione viene trattata e aiutare il 15-20 per cento delle persone con ipertensione resistenti alle tradizionali terapie.

Farmaci come il Rituximab già usati clinicamente per il trattamento dell’artrite reumatoide e di altre malattie autoimmuni potrebbero essere utilizzati anche per trattare l’ipertensione nei casi più gravi.