Donald Trump vero Tweeter-in-Chief sulla rete

Ecco i 5 tweet più social di @potus

Il video con cui Trump accusa la CNN di diffondere fake news attraverso un match di wrestling è quello che ha generato più reazioni.
L’emoji della bandiera a stelle e strisce è la più utilizzata dal Presidente e negli ultimi sei mesi è raddoppiato il numero di video pubblicati su Twitter.

 Abbondanti dosi di patriottismo americano, passione per le emoji delle bandiere ma non per quella del Messico, tweet rivolti agli avversari politici e gaffes sulla libertà di espressione che hanno generato un altissimo livello di engagement sui social. Questi alcuni dei risultati dall’analisi di Talkwalker che ha monitorato l’anno social di Donald Trump, un Presidente dalla media giornaliera di 6 tweet e 98 mila like che nel primo anno di mandato non smette di stupire i suoi follower.

A un anno di distanza dalle elezioni americane è tempo di bilanci, e Talkwalker, piattaforma di social media listening, non si è sottratto all’analisi delle performance social di uno degli account Twitter più discussi del 2017: quello del Presidente degli Stati Uniti, in grado di generare un numero altissimo di reazioni, basti pensare ad un recente tweet sulla disattivazione temporanea del suo account su Twitter che in pochissimo tempo si è diffuso in tutto il mondo.
Così la piattaforma ha reso nota la top 5 dei tweet di Trump (alias @Potus) che hanno davvero mandato in tilt Twitter per ragioni, in alcuni casi, decisamente poco edificanti per il Presidente.

5. Al quinto posto, un messaggio di cordoglio sulla strage di Las Vegas: “Le mie più sentite condoglianze e la mia solidarietà alle vittime e alle famiglie della terribile strage di Las Vegas. Che Dio vi benedica!”

4. Il quarto posto è occupato da una infelice esclamazione in merito alla libertà di espressione: “Le proteste pacifiche sono un segno distintivo della nostra democrazia. Anche se non sempre sono d’accordo, riconosco il diritto delle persone a esprimere le proprie opinioni”

3. Al terzo posto, il singolare augurio di un felice anno nuovo rivolto ai suoi avversari: “Buon anno a tutti, compresi i miei numerosi nemici e le persone che si sono battute contro di me e hanno subito una sconfitta così sonora che non sanno più cosa fare. Amore!”

2. Al secondo posto, il primo tweet da vittorioso Presidente degli Stati Uniti: “Che serata bella e importante! L’uomo e la donna che sono stati dimenticati non lo saranno mai più. Ci uniremo tutti come mai prima d’ora”

1. E al primo posto, un video che risale a 10 anni fa, ma twittato a luglio di quest’anno, in cui il Presidente aggredisce – questa volta non verbalmente – l’imprenditore McMahon fuori dal ring durante un incontro di Wrestling. Il documento è accompagnato dagli hashtag #FraudNewsCNN e #FNN con cui Trump accusa la celebre emittente televisiva statunitense di diffondere fake news.

Infine, un tweet diventato un caso mediatico che non può essere inserito nella classifica perché relegato ai cassonetti della spazzatura della storia dei social media: il fantomatico “Nonostante la stampa costantemente negativa, covfefe”.

Come previsto,  Donald Trump non ha certo mantenuto un basso profilo nemmeno sui social network, al contrario, si è dimostrato un “tweeter” davvero prolifico con una media di 6 tweet al giorno e 98 mila like/retweet per tweet affrontando temi di varia natura che non hanno certo lasciato indifferente il mondo intero. Il fatto che Trump si consideri una di quelle persone che rendono di più al mattino è ampiamente documentato, ma ecco la prova incontrovertibile: è più attivo su Twitter fra le 6 e le 9 del mattino (ora di Washington). Secondo l’analisi social, il “Tweeter-in-Chief” predilige alcuni temi su tutti e tra le parole e le espressioni più usate da Trump emergono “country”, “election”  e Make America Great. A dimostrazione dello spirito talvolta irrequieto del Presidente, poi, il fatto che in cima alla classifica delle persone da lui citate più frequentemente non vi siano i più stretti collaboratori, bensì Barack Obama (54 volte), Hillary Clinton (53 volte) e James Comey (26 volte).
Che il patriottismo sia un valore di cui il Presidente si fa portabandiera non è certo una novità, e una  conferma ulteriore viene non solo dagli hashtag più frequenti nei suoi tweet come #MAGA (da Make America Great Again), #USA, #AmericaFirst, ma anche dall’emoji più utilizzata in assoluto da Trump: la bandiera degli Stati Uniti d’America. Le bandiere, appunto, sono la tipologia di emoji più ricorrente nei tweet di Trump e l’assenza di quella del Messico fa riflettere su quanto si possa comunicare oggi sui social network anche attraverso le immagini o le emoji, che necessitano dunque di un sempre più attento e costante monitoraggio.

Si potrebbe pensare che dopo un intero anno di tweet il pubblico di Trump inizi comprensibilmente a essere affetto da una lieve sindrome di affaticamento da tweet; malgrado dopo l’inaugurazione del mandato di Trump ci sia stata una certa calma in termini di engagement, eventi come le proteste contrassegnate dall’hashtag #TakeAKnee hanno  riportato l’engagement suscitato dai suoi tweet a livelli stratosferici raggiungendo quasi 21 milioni di like in alcune occasioni.
Infine, nonostante l’incuranza del presidente Trump verso le best practice dei social media, sembra che sia in corso un tentativo di seguire gli ultimi trend sperimentando nuovi contenuti. Negli ultimi sei mesi, infatti, il numero di video che pubblica su Twitter è quasi raddoppiato, passando da 100 nel periodo che va da novembre 2016 a maggio 2017, a 232 nel periodo compreso tra maggio a novembre 2017.

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